Non devi avere tutto sotto controllo
Quanto tempo della nostra vita passiamo cercando di avere tutto sotto controllo? Pensiamo a quello che dobbiamo fare domani, a quello che potrebbe succedere tra una settimana, a quello che potrebbe andare storto, alle persone che potrebbero deluderci, alle decisioni che dobbiamo prendere, ai problemi che dobbiamo risolvere. E mentre cerchiamo di organizzare il futuro nei minimi dettagli, spesso ci dimentichiamo della cosa più importante: il futuro non è ancora arrivato. Viviamo in un'epoca nella quale sembra quasi che dobbiamo avere una risposta per tutto. Dobbiamo sapere dove stiamo andando, cosa vogliamo dalla vita, quale sarà il prossimo passo, come risolveremo un problema prima ancora che si presenti. E se non abbiamo un piano preciso, qualche volta ci sembra addirittura di essere rimasti indietro rispetto agli altri. Guardiamo le vite degli altri e ci sembra che tutti sappiano esattamente cosa stanno facendo. C'è chi ha un lavoro sicuro, chi ha costruito una famiglia, chi ha realizzato un progetto, chi viaggia, chi compra una casa, chi cambia vita. E magari noi siamo in un momento nel quale non sappiamo nemmeno cosa fare la settimana prossima. E allora cominciamo a pensare che ci sia qualcosa che non va in noi. Ma forse dovremmo ricordarci una cosa molto semplice: nessuno ha davvero tutto sotto controllo. Anche le persone che sembrano avere una vita perfettamente organizzata possono avere paura. Anche chi sorride nelle fotografie può attraversare giornate difficili. Anche chi sembra sapere esattamente dove andare può cambiare strada. Perché la vita non è un percorso tracciato su una cartina con tutte le indicazioni già scritte. Ci sono cose che possiamo programmare. E ce ne sono altre che semplicemente accadono. Possiamo prenderci cura della nostra salute, lavorare con impegno, essere gentili con le persone che amiamo, cercare di fare bene quello che facciamo. Possiamo mettere da parte dei soldi, organizzare un viaggio, fissare un appuntamento, iniziare un progetto. Possiamo fare tutto il possibile per costruire una vita che ci somigli. Ma non possiamo controllare tutto. Non possiamo sapere se una persona rimarrà accanto a noi per sempre. Non possiamo sapere come cambieranno le cose tra cinque anni. Non possiamo impedire a qualcuno di deluderci. Non possiamo evitare tutte le malattie, tutte le difficoltà, tutti gli imprevisti. Non possiamo decidere cosa penseranno gli altri di noi. E soprattutto non possiamo vivere continuamente cercando di prevedere ogni possibile problema. Perché a forza di prepararci alla vita, rischiamo di dimenticarci di viverla. È un paradosso curioso: cerchiamo di controllare il futuro proprio perché abbiamo paura di soffrire. Pensiamo che se riusciremo a prevedere tutto, saremo al sicuro. Se avremo un piano A, un piano B e magari anche un piano C, niente potrà sorprenderci. Ma la vita ha una brutta abitudine: non legge i nostri piani. Può arrivare una telefonata che cambia una giornata. Una persona può entrare nella nostra vita quando meno ce lo aspettiamo. Un progetto può fallire. Un altro può riuscire molto meglio di quanto avevamo immaginato. Possiamo perdere qualcosa che pensavamo sarebbe rimasto per sempre e ritrovarci, qualche tempo dopo, con qualcosa di nuovo che non avevamo nemmeno cercato. E allora forse il problema non è che non riusciamo a controllare abbastanza la nostra vita. Forse il problema è che pretendiamo di controllarla troppo. Pensiamo spesso che la serenità arriverà quando finalmente avremo risolto tutto. Quando avremo sistemato quel problema. Quando avremo trovato la persona giusta. Quando avremo abbastanza soldi. Quando avremo finito quel lavoro. Quando avremo raggiunto quel risultato. “Quando sarà tutto a posto, allora sarò tranquillo.” Ma quel momento rischia di non arrivare mai. Perché appena risolviamo un problema, ne compare un altro. Appena raggiungiamo un obiettivo, ne inventiamo uno nuovo. Appena arriviamo in un punto nel quale pensavamo di poterci fermare, ci accorgiamo che c'è già qualcosa che ci preoccupa. E così passiamo la vita aspettando di poter finalmente stare bene. Forse dovremmo provare a fare il contrario. Provare a stare bene anche mentre alcune cose non sono ancora a posto. Non significa diventare superficiali. Non significa smettere di preoccuparsi delle cose importanti. Non significa lasciare che la vita vada semplicemente dove vuole senza fare nulla. Significa imparare a distinguere tra ciò che dipende da noi e ciò che non dipende da noi. Possiamo decidere come comportarci. Non possiamo decidere come reagiranno gli altri. Possiamo mettere impegno in un progetto. Non possiamo garantire il risultato. Possiamo dire quello che proviamo. Non possiamo obbligare qualcuno a comprenderlo. Possiamo chiedere scusa. Non possiamo imporre a qualcuno di perdonarci. Possiamo prenderci cura delle persone che amiamo. Non possiamo proteggerle da ogni dolore. Possiamo fare del nostro meglio. E qualche volta il nostro meglio non sarà comunque sufficiente per ottenere quello che speravamo. E questo non significa che abbiamo fallito. Significa semplicemente che siamo esseri umani. Forse dovremmo essere un po' più indulgenti con noi stessi. Ci chiediamo continuamente di essere forti, efficienti, lucidi, produttivi, presenti, disponibili. Ci giudichiamo per gli errori che abbiamo commesso anni fa e ci preoccupiamo per errori che forse non commetteremo mai. Ci comportiamo come se dovessimo avere già tutte le risposte. Ma quante persone, guardandosi indietro, si sono accorte che proprio le cose che non avevano programmato hanno finito per cambiare la loro vita? Un incontro casuale. Un lavoro trovato per caso. Un viaggio deciso all'ultimo momento. Una telefonata. Un trasferimento. Una persona conosciuta in un giorno qualunque. Una porta che si è chiusa e che, sul momento, sembrava una tragedia. E poi, qualche anno dopo, ci siamo accorti che quella porta chiusa ci aveva costretto a cercarne un'altra. Naturalmente non tutto ciò che accade ha un significato nascosto. Non dobbiamo raccontarci che ogni dolore sia “servito” a qualcosa. Ci sono cose che fanno male e basta. Ci sono perdite che rimangono perdite. Ci sono ingiustizie che non hanno una spiegazione soddisfacente. Ma anche quando non possiamo scegliere quello che ci accade, possiamo provare a scegliere cosa farne. Ed è qui che forse abbiamo più potere di quanto immaginiamo. Non possiamo decidere il vento. Possiamo però decidere come tenere le vele. È una frase semplice, forse persino troppo semplice, ma dentro c'è qualcosa di importante. La nostra libertà non consiste nel controllare tutto quello che succede. Consiste anche nel modo in cui reagiamo a quello che succede. Possiamo passare una giornata intera arrabbiandoci perché ha piovuto proprio quando avevamo organizzato qualcosa all'aperto. Oppure possiamo prendere un ombrello e cambiare programma. Sembra una sciocchezza. Ma molte volte facciamo esattamente il contrario con la nostra vita. Continuiamo a discutere con la realtà perché non si comporta come avevamo deciso. “Non doveva andare così.” Forse no. Ma è andata così. E da quel momento in poi possiamo continuare a combattere contro ciò che è già successo oppure possiamo cominciare a chiederci cosa possiamo fare adesso. Quella parola, “adesso”, forse meriterebbe più spazio nella nostra vita. Perché spesso viviamo nel passato o nel futuro. Nel passato per rimpiangere quello che avremmo potuto fare diversamente. Nel futuro per preoccuparci di quello che potrebbe accadere. E intanto il presente, che è l'unico momento nel quale possiamo realmente fare qualcosa, passa inosservato. Pensiamo a ieri mentre facciamo colazione. Pensiamo a domani mentre lavoriamo. Pensiamo alla prossima settimana mentre siamo con le persone che amiamo. E qualche volta arriviamo alla sera scoprendo di aver trascorso un'intera giornata senza esserci veramente dentro. Forse vivere meglio non significa avere meno problemi. Forse significa essere un po' più presenti mentre li affrontiamo. Bere un caffè senza controllare continuamente il telefono. Fare una passeggiata guardando gli alberi invece delle notifiche. Ascoltare davvero una persona quando ci parla. Ridere senza pensare a cosa dovremo fare dopo. Sono cose piccole. Ma la vita è fatta soprattutto di cose piccole. Aspettiamo continuamente i grandi momenti per essere felici e rischiamo di non accorgerci che la nostra vita sta passando attraverso centinaia di piccoli momenti che non torneranno più. Una cena semplice. Una telefonata. Una risata. Una giornata di sole. Un cane che ci viene incontro. Una canzone che ci ricorda qualcosa. Una persona che ci sorride per strada. Il silenzio di una casa quando finalmente abbiamo finito tutto quello che dovevamo fare. Non sono eventi straordinari. E forse proprio per questo sono così preziosi. Perché la felicità, qualche volta, non arriva facendo rumore. Arriva mentre stiamo facendo altro. E noi rischiamo di non accorgercene perché siamo troppo occupati a cercarla. C'è anche un'altra forma di controllo dalla quale dovremmo imparare a liberarci: il bisogno di piacere a tutti. Passiamo una quantità enorme di energia cercando di capire cosa pensano gli altri di noi. Se abbiamo detto la cosa giusta. Se qualcuno si è offeso. Se qualcuno ci giudica. Se qualcuno parla male di noi. Ma non possiamo essere la persona giusta per tutti. Qualcuno ci troverà simpatici. Qualcuno antipatici. Qualcuno ci considererà interessanti. Qualcun altro no. E va bene così. Non siamo obbligati a convincere tutti del nostro valore. Possiamo essere persone per bene senza avere bisogno dell'approvazione di tutti. Possiamo sbagliare senza considerarci degli errori. Possiamo cambiare idea senza sentirci incoerenti. Possiamo dire “non lo so” senza vergognarci. Possiamo ammettere di avere paura. Possiamo chiedere aiuto. Possiamo ricominciare. E soprattutto possiamo smettere di pensare che ogni deviazione dal percorso originale sia una sconfitta. A volte cambiare strada è semplicemente il modo con cui la vita ci permette di continuare il viaggio. Non dobbiamo sapere già dove arriveremo. Dobbiamo soltanto cercare di fare bene il prossimo passo. Uno. Poi un altro. E poi un altro ancora. Forse la vita diventa più leggera quando smettiamo di pretendere di vedere tutto il percorso e ci concentriamo sulla strada che abbiamo davanti oggi. Non sappiamo cosa succederà domani. Ma oggi possiamo voler bene a qualcuno. Oggi possiamo fare una telefonata. Oggi possiamo chiedere scusa. Oggi possiamo iniziare qualcosa. Oggi possiamo smettere di rimandare una cosa importante. Oggi possiamo uscire a camminare. Oggi possiamo ridere. Oggi possiamo semplicemente respirare e dirci: “Per il momento va bene così”. Non è arrendersi. È accettare che la vita non ci garantisce il controllo, ma ci offre continuamente la possibilità di scegliere come attraversarla. E forse c'è una differenza enorme tra avere una vita perfetta e avere una vita che sentiamo nostra. La prima probabilmente non esiste. La seconda possiamo costruirla. Non eliminando tutte le difficoltà, ma imparando a non permettere che ogni difficoltà diventi la misura della nostra felicità. Perché ci saranno sempre cose da sistemare. Ci sarà sempre qualcuno che non capirà le nostre scelte. Ci sarà sempre qualcosa che non andrà secondo i nostri programmi. Ci saranno giornate nelle quali saremo pieni di energia e altre nelle quali avremo voglia soltanto di stare tranquilli. E va bene. Non dobbiamo essere felici ogni minuto per avere una vita felice. Possiamo avere una giornata difficile e continuare ad amare la nostra vita. Possiamo essere preoccupati e continuare ad avere speranza. Possiamo non sapere cosa succederà e continuare a camminare. Forse è questa la leggerezza che dovremmo imparare. Non la leggerezza di chi prende tutto alla leggera. La leggerezza di chi ha capito che non tutto deve essere risolto oggi. Che alcune risposte arriveranno più avanti. Che alcune persone se ne andranno. Che altre arriveranno. Che alcuni progetti falliranno. Che altri nasceranno proprio quando pensavamo di aver smesso di provarci. Che non possiamo controllare il mondo, ma possiamo ancora scegliere quanta gentilezza metterci dentro. E allora, quando qualcosa non va come avevi previsto, prova a fermarti un momento. Non chiederti subito: “Perché sta succedendo proprio a me?”. Prova a chiederti: “Che cosa posso fare adesso?”. È una domanda piccola, ma può cambiare molto. Perché sposta la nostra attenzione da ciò che non possiamo controllare a ciò che possiamo ancora fare. E quando invece non possiamo fare proprio nulla? Allora forse possiamo semplicemente aspettare. Respirare. Lasciare passare un po' di tempo. Non tutte le situazioni hanno bisogno di una risposta immediata. Non tutte le decisioni devono essere prese oggi. Non tutti i problemi devono essere risolti prima di andare a dormire. A volte possiamo anche concederci il lusso di non sapere. Di dire: “Ci penserò domani”. E andare a letto. Perché il mondo continuerà a girare anche se per qualche ora smettiamo di cercare una soluzione a tutto. La vita non ci chiede di avere sempre il controllo. Ci chiede di esserci. Di amare quando possiamo. Di chiedere scusa quando sbagliamo. Di ricominciare quando è necessario. Di lasciare andare quando non possiamo più trattenere. Di ridere quando ne abbiamo l'occasione. Di essere gentili anche quando sarebbe più facile diventare cinici. E di ricordarci che, nonostante tutte le cose che non possiamo controllare, c'è ancora una parte della nostra vita che dipende da noi. Il modo in cui guardiamo le persone. Il modo in cui trattiamo chi ci sta vicino. Il modo in cui affrontiamo una giornata difficile. Il modo in cui scegliamo di parlare a noi stessi. E forse proprio qui comincia una vita più leggera. Non quando abbiamo finalmente tutto sotto controllo. Ma quando comprendiamo che non è necessario. Perché la vita non è un esame nel quale dobbiamo prevedere tutte le domande. È un viaggio. E durante un viaggio possiamo anche sbagliare strada. Possiamo fermarci. Possiamo cambiare direzione. Possiamo chiedere indicazioni. Possiamo tornare indietro. Possiamo scoprire un posto che non avevamo previsto. E qualche volta possiamo semplicemente guardarci intorno e accorgerci che, nonostante tutto, siamo ancora qui. E questa non è una cosa da poco. Quindi la prossima volta che sentirai il bisogno di avere tutto sotto controllo, prova a lasciar andare, almeno per un momento, quella necessità. Non devi sapere come andrà tutto. Devi soltanto provare a fare bene quello che puoi fare oggi. Il resto arriverà. E quando arriverà, troverai un modo per affrontarlo. Come hai fatto tante altre volte. Perché forse la vera forza non è sapere sempre cosa succederà. È sapere che, qualunque cosa succeda, possiamo imparare ad attraversarla senza perdere noi stessi. E forse questa è una delle forme più belle della filosofia Sempreunagioia: non aspettare che la vita diventi perfetta per cominciare a viverla con gratitudine. Non aspettare che tutti i problemi siano risolti per concederti un sorriso. Non aspettare di avere tutte le risposte per fare il prossimo passo. Lascia che qualche cosa rimanga ancora incerta. Lascia che il futuro abbia qualche sorpresa. Lascia che la vita, ogni tanto, faccia anche qualcosa che non avevi programmato. Perché magari proprio lì, in quello spazio che avevi lasciato vuoto perché non sapevi cosa sarebbe successo, c'è qualcosa di bello che non avresti mai potuto immaginare. E allora fai quello che puoi. Ama chi ami. Abbraccia chi puoi abbracciare. Ridi quando puoi ridere. Chiedi scusa quando serve. Smetti di inseguire ciò che non puoi controllare. E poi continua a camminare. Non serve avere tutto sotto controllo. Serve avere ancora voglia di vivere quello che viene. E, possibilmente, farlo con un po' di leggerezza. Sempreunagioia.
Sempreunagioia









